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   IVO MILAN – Radical Fashion Blog

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A volte, scoprendo nuove realtà, fiuto e intuito servono a ben poco. Nell’intensità della Paris Fashion Week, non è veramente fattibile riuscire a vedere tutti gli show-room che ci si ripromette di visitare prima di partire. Trovare gli indirizzi, organizzare gli appuntamenti e poter definire un calendario ragionevole, dove gli spazi e gli orari rimangano il più prossimi possibili, hanno poche probabilità di riuscita. Tuttavia, nell’ottimizzazione dei tempi a disposizione, c’è una regola aurea: valorizzare la rete di conoscenze affidabili e rispondere agli inviti di chi ben conosce il nostro binario selettivo.

È questo il caso di Individual Sentiments, novità di matrice giapponese, segnalata dalla cara Bimbi, conosciuta anni addietro in casa Carpe Diem. Pochi i riferimenti a cui affidarsi, essendo alla prima collezione invernale per la donna, il marchio, disegnato dalla designer Yoko Ito, nasce infatti nel 2009 solo con la linea da uomo. Senza altre connessioni, se non la fiducia verso l’autrice della segnalazione e l’interessante lavoro nell’espressione maschile del brand, ci siamo recate in uno show-room impossibile da individuare altrimenti: un piano interrato, molto suggestivo, ma, ahinoi, poco illuminato, in una via un po’ defilata all’interno del Marais.

Le nostre riprese, come di consueto, potranno essere d’aiuto nella scoperta del lavoro ‘al femminile’ di Individual Sentiments.

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Un’idea decisamente contemporanea di design, dove il bisogno di differenziazione insito nella necessità di ‘cambiare abito’ viene affidato ad elementi stilistici molto sottili e poco appariscenti. Una meticolosa selezione dei materiali, rigorosamente giapponesi, dei colori, un tutt’uno col tessuto, una definizione formale altamente concettuale, appresa e coltivata durante l’importante collaborazione con Maurizio Altieri ai tempi di Carpe Diem, straordinaria esperienza di avanguardia italiana.

All’interno di queste linee-guida, Individual Sentiments  sviluppa un linguaggio lontano da mode e tendenze, realisticamente senza tempo, in cui non mancano provocazioni e sfide complesse, dove ciò che a prima vista può sembrare, poi non è: la lavorazione a maglieria di certi tessuti, cappotti che, rovesciandoli, divengono abiti o abiti che, al contrario, sembrano cappotti. E ancora, esercizi tessili dove il movimento cromatico è fornito dall’accostamento di tessuti dritti e rovesci o da sfumature utili ad accentuare effetti luminosi.

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Una collezione che, seppure ai suoi esordi, già rivela con decisione un’anima apolide ed organica, in clamorosa sintonia e serrato dialogo con le sollecitazioni culturali più evolute del nostro tempo.

Scopri la collezione online di Individual Sentiments

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Quai d’Austerlitz, a la Cité de la Mode et du Design, l’appuntamento per la presentazione dell’autunno/inverno 2017-2018 del grande maestro Yohji Yamamoto. Un luogo inequivocabilmente collegato al settore di appartenenza e, forse, un invito ad immergersi con maggiore attenzione nei concetti di ‘moda e design’. Mentre il mondo corre all’impazzata verso un irreversibile loop da sovrapproduzione tessile e inflazione creativa, il designer giapponese accoglie il proprio pubblico in un tempio astratto e deserto, dilatato dal silenzioso incipit della sfilata, scandita nei primi istanti solo dagli scatti costanti dei fotografi.

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Spazio e tempo sembrano allentarsi, tornando a manifestarsi quali dimensioni rappresentative dell’umano, delle possibilità espressive ed artistiche che ne hanno contraddistinto da sempre il grado di civiltà. Yohji è radicato nella contemporaneità restituendole grazia, è metropolitano e poetico, è designer e narratore di emozioni incarnate in forma d’abito. Il ritmo e l’incedere sono lenti, la colonna sonora è pacata, rassicurante, favoriscono un concentrato abbandono alla rappresentazione, colta ed evoluta, della sua visione della femminilità. Raccolta in pieghe asimmetriche, enfatizzata nelle misure e proporzioni di giacche asciutte lungo i fianchi e sapientemente drappeggiate per dissimularne possibili imperfezioni. Scalini di tessuto che si prolungano in abilissimi livelli diagonali, fisarmoniche tessili al posto di più ovvi e rigorosi rever. Ogni capo smentisce le livellanti tendenze culturali contemporanee, oppone ingegno, portabilità e soluzioni decorative di ardita abilità sartoriale e compositiva.

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Sarto/poeta del nero, Yohji non sorprende nel prediligere ancora una volta il non colore, sono l’elevata complessità formale, il gesto radioso di spennellate pittoriche in complice equilibrio con pieghe e tagli, a rivelare una manifesta passione per l’universo femminile, tavolozza ideale delle sue più poetiche realizzazioni.

Di seguito, alcuni momenti delle nostre scelte in show-room

video-show-room-yohji-yamamoto-blogScopri online la nuova collezione autunno/inverno di Yohji Yamamoto

 

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Brume autunnali, foschie sospese, cieli impastati, colori bruniti, i frutti secchi dell’inverno e i ceppi legnosi, ardenti nell’intimità domestica del focolare. E ancora il tempo, trascorso tra il familiare vociare dei fanciulli, assorbiti in primi e istintivi disegni, e il lavoro a telaio, a maglia, uncinetto. Atmosfere raccolte, cicliche e lente, dimensioni placide, vagheggiate nel febbrile tran tran quotidiano della vita metropolitana.

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Sempre riconducibile alle più suggestive atmosfere stagionali, il lavoro di Daniela Gregis accompagna il pubblico in un’immersione, visuale e sensibile, dei toni prevalenti il suo autunno/inverno. Non è difficile immaginare i territori invernali del nord Italia nei grigi stropicciati dei cotoni lavati, o nei segni a carboncino delle spennellate increspate del crêpe. Scorci di pallidi cieli compaiono nel cachemire, melange o a quadretti, e quel marrone così ricorrente degli arbusti locali torna nelle tonalità calde del beige o più bruciacchiate negli sfondi degli abbozzati tracciati infantili.

La designer di Bergamo non coltiva melanconiche percezioni della stagione più lunga, rilancia, con importanti lunghezze degli abiti ed esplosioni cromatiche degli accessori,

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una visione ludica ed aristocratica dell’inverno, il tempo della città, del lavoro e degli itinerari urbani per eccellenza. I blocchi tessili sfalsati scherniscono il meteo, la nostalgia e l’apatia, invitano a mescolanze e ricombinazioni, a coltivare l’ilarità composta e curata del buon vivere…

Uno sguardo più ravvicinato con la sfilata di Daniela Gregis autunno/inverno 2017-’18 direttamente dall’Oratorio della Passione – Basilica di Sant’Ambrogio, Milano:

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Scopri online la nuova collezione autunno/inverno di Daniela Gregis

 

 

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Photo by Pascal Maucuit

Photo by Pascal Maucuit

In un piovoso sabato mattina parigino, con la città ancora addormentata, si corre verso la sede che ospiterà la sfilata di Junya Watanabe: la facoltà di farmacologia in Rue de l’Observatoire, esattamente al capo opposto della fermata della metropolitana verso cui dovremo recarci in serata per quella di Comme des Garçons.

La pioggia, l’orario e la fretta nel cercare il modo più rapido per raggiungere la nostra destinazione, non favoriscono il buon umore, fino a ché, una volta appostate nell’imponente salone della facoltà, non veniamo risvegliate da un rock incalzante. Il ritmo sprona all’attenzione, l’incedere agguerrito delle modelle trascina i presenti in inevitabili, quanto personali, riflessioni sulla moda, sulla sua utilità o vacuità, soprattutto, genera una reale, diffusa e quanto mai palpabile percezione di entusiasmo incontenibile.

Junya Watanabe Fall/Winter 2017-2018

Come se il mondo improvvisamente si riappropriasse di ogni potenziale, le possibili silhouette proiettate sul futuro autunno/inverno di Junya Watanabe fomentano quella voglia di cambiamento che è il vulnus stesso della moda e la radicalità con cui il designer giapponese lo mette in scena è trascinante.

Fedele ad una propria visione ‘cybergiante’ della contemporaneità, Watanabe assembla materiali col suo tipico modulo origami che, in questa occasione, potremmo riconoscere nel cerchio: cavallino, pelle nera, macchie di leopardo, tutto rigorosamente in simil-pelle sintetica, borchie e pailletes ricompongono patch-work di culture ed epoche della storia del costume dalle forme più sperimentali. L’eccesso è il filo conduttore di elementi decorativi deformanti, che non delineano solo estetiche inedite, ma entrano a far parte e modificano la stessa struttura fisica umana. Cappe come scultoree ali tessili multicolor, private di qualsiasi poetica romantica e poste a difesa di ogni ipotetico attacco, tuniche che amplificano la circolarità dei chakra, cappotti sagomati intorno alla figura femminile a sfere asimmetriche accostate, possibili armature ultra-moderne contro l’avanzata del nulla creativo.

Junya Watanabe Fall/Winter 2017-2018

Junya Watanabe Fall/Winter 2017-2018

Junya Watanabe Fall/Winter 2017-2018

Junya Watanabe Fall/Winter 2017-2018

Junya Watanabe Fall/Winter 2017-2018

Junya Watanabe Fall/Winter 2017-2018

Ma l’eccesso si ripulisce infine, viene reso accessibile nelle scelte in show-room, rivelatrici di quanto sia percorribile e riconducibile nella frenetica vita quotidiana e quanto invece rimanga un esercizio visionario di pura e straordinaria arte tessile contemporanea.

 

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Met - Exhibition Comme des Garçons

È finalmente in corso l’esposizione che il Costume Institute del Metropolitan Museum di New York, la maggiore istituzione americana in ambito culturale sulla moda ed il costume, ha dedicato all’opera della designer Rei Kawakubo, in arte Comme des Garçons.
Per la seconda volta nella sua storia, il MET riserva i suoi spazi ad un autore ancora vivente (precedentemente avvenne nel 1983 con Yves Saint Laurent) e Art of the In-Between, inaugurata lo scorso 4 maggio, è stata già definita ‘epocale’ per la profondità d’analisi metodologica adottata.

«Ho sempre perseguito un modo di pensare alla progettazione negando i valori stabiliti, le convenzioni e tutto ciò che generalmente viene accettato come norma. Mi esprimo attraverso i concetti di fusione, squilibrio, incompiutezza, eliminazione e nell’assenza stessa di un intento»
ha dichiarato la designer (cit. da Style Magazine n° 5 di maggio 2017).

Un metodo operativo decisamente atipico, soprattutto collocandolo nel contesto conformista e omologante quale è il fashion system, governato, per sua stessa sopravvivenza, da tendenze che per essere assimilate devono imporsi con codici stilistici facilmente comprensibili.

All’opposto, la designer giapponese ha sempre lavorato allestendo collezioni da metabolizzare ed elaborare su tempi lunghi, incoraggiando interpretazioni personali e, il più delle volte, non univoche. Il consenso immediato, per Rei Kawakubo, è solo riflesso e conferma di un lavoro mal riuscito, in quanto troppo semplice.

Rei Kawakubo - Comme des Garçons

photo by Style Magazine

 

E ancora, in un’altra sua celebre affermazione:

«creo abiti per donne che non si fanno influenzare dall’opinione dei propri mariti»,

emerge una significativa distanza da un modo di intendere la moda come pratica volta a valorizzare due elementi cardinali: l’anatomia del corpo e, non meno importante, il censo.
Rei Kawakubo smantella, letteralmente questi due obiettivi. Con lei l’abito diviene, più che mai, appendice del pensiero e della personalità di chi lo indossa, possibile elemento di un ipotetico dialogo filosofico tra il sé e il resto del mondo. Non più quindi il medium per esibire curve e risorse economiche, bensì un potente mezzo di comunicazione, espressione e spiazzamento, un esercizio estetico a tutti gli effetti, un prolungamento della propria cultura, creatività e complessità riflessiva. L’abito si spoglia della sua riconoscibilità stagionale, acquisendo un’atemporalità assoluta. Per la storia del costume, questa è una rivoluzione.
Volumi audaci, sistematiche asimmetrie, stratificazioni, sfilacciamenti da non-finito, tagli e squarci nei punti più inattesi, solo alcuni dei tratti identificativi del linguaggio alla Comme des Garçons.

L’esposizione, curata da Andrew Bolton, mette in scena 150 abiti organizzati in diverse sezioni tematiche:

Fashion/Anti-Fashion
Self/Other
Design/Non Design
Model/Multiple
Then/Now
High/Low
Object/Subject
Clothes/Non Clothes

in sostanza, le stesse antinomie aperte da Rei Kawakubo nel susseguirsi delle diverse collezioni.

Non è eccessivo affermare che, chi non potesse recarsi entro il 4 di settembre al MET per visitare la magnifica esposizione, oltre al catalogo disponibile sul sito del museo, può ricomporre parti del percorso creativo della designer sulla nostra special room, online e, dal vivo, nel negozio di Padova.

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Scopri tutta la selezione online di Comme des Garçons nel nostro sito:

http://www.ivomilan.com/it/Tutte_le_collezioni-0/All-0/COMME_DES_GARCONS-48/e-shop.htm

 

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