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Un nuovo approfondimento intorno alla linea della Maison Issey Miyake che, prima tra tutte, lancia l’esordio della nuova stagione invernale, la Issey Miyake Resort. Presentata durante la Paris Fashion Week per l’estate 2019, dunque con un anno abbondante di anticipo rispetto alla sua uscita nei negozi, la collezione offre sempre pochi, quanto straordinari, esempi dell’arte tessile e formale del Miyake Design Studio. Dallo steam stretch alle texture tono su tono, la fibra di poliestere rivela tutto il suo potenziale artistico e funzionale.

Le spire di abiti, maglie e giacche assumono direzioni poetiche, diagonali intersecano motivi circolari e ondulatori, fuoriescono dalla consueta bidimensionalità dei tessuti e inseguono, rafforzandosi vicendevolmente, le innumerevoli componenti cromatiche. L’abilità di manipolare tante tecniche compositive, senza mai degenerare in derive decorative, rivela un’esuberanza creativa inesauribile insieme ad una rarissima comprensione delle esigenze più stringenti dell’abito speciale: non opprimere!

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L’eccezionalità di questi capi sta nel presentarsi come opere di grande slancio scenografico, ma, allo stesso tempo, di incredibile leggerezza ed elasticità. Indossandoli, la loro carica estetica – capace di stravolgere la propria percezione di sé – non affligge il movimento, limitandolo dentro una struttura coercitiva, come accade spesso con gli abiti da grandi occasioni, al contrario, elargisce una libertà senza precedenti, generando una percezione di agio e naturalezza immediati.

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Anche in espressioni meno sceniche, l’attenzione è sempre volta a scansare ovvietà, costrizioni, sia di movimento che di manutenzione (praticamente tutto si lava in lavatrice), ma più di ogni cosa e più di ogni altra azienda, la sfida della Maison Miyake sta nella sollecitazione costante del più appagante dei sentimenti: la gioia.

La gioia di vedersi rinnovate da un cambio d’abito, illuminate da colori sapientemente dosati e silhouette strategiche, capaci di valorizzare i  punti di forza e camuffare quelli deboli, la gioia di vedersi, improvvisamente e radicalmente, protagoniste di una contemporaneità apolide ed internazionale.

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Come sempre, un’occasione per apprezzarne la scoperta, è accompagnarvi nello show-room di Parigi insieme a noi…

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New entry di tutto rispetto per questa stagione, Phaedo Studios, marchio di origine cinese, il cui nome prende spunto da un’opera di Platone, il Fedone (in greco antico Φαίδων, Phàidō).

Affascinato dal suono e dai protagonisti del famoso dialogo platonico, il giovane designer Zhuzhu, battezza la propria esperienza connotandola subito di un’aura colta e sofisticata, confermata dalla cura straordinaria con cui presenta le proprie collezioni. Laureato alla SiChuan Fine Arts Institution e poi formatosi presso il London Central Saint Martins College of Art e Design, Zhuzhu prosegue gli studi alla Royal Academy of Fine Arts di Anversa, in Belgio e nel 2014 a Hangzhou, in Cina, fonda Phaedo Studios. Un percorso di internalizzazione culturale che si arricchisce e intensifica di rapporti con esponenti del mondo dell’arte, del design e della moda, ambiti che il giovane designer non separa, sviluppandoli invece come coordinate della propria dimensione artistica. Nel 2017 è ospite infatti della Triennale di Milano e assidue divengono le collaborazioni con l’artista e collezionista Axel Vervoordt, coltivando quello spirito wabi-sabi che accomuna le due personalità.

Negli accuratissimi stand dello show-room parigino è presente, in suggestiva abbondanza di tonalità e forme, principalmente la seta ed è in questa pregiata fibra che prende forma un racconto intorno a quanto si osserva che va ben oltre l’essere qui e ora del momento della selezione. Lo stupore, di fronte alle coinvolgenti sfumature espresse dai capi appesi, dà il la ad un narrare sottovoce che disvela le lunghe e complesse sperimentazioni di tinteggiatura dei tessuti.

I procedimenti sono naturali, fatti a mano all’interno di vasche contenenti, a seconda: frutta, alghe, terra, caffè. La densità del colore è data dall’esposizione al sole che, solitamente, dura 2 mesi. Più i capi sono esposti al sole e maggiore è l’intensità del colore, per cui si tinge, si lasciano i capi ad asciugare e poi si tinge nuovamente e ancora una volta al sole, fino a quando si raggiunge la nota desiderata.

Per questo ogni capo è unico e con l’utilizzo può variare, mutando tonalità a contatto con la pelle e l’aria.

I tessuti si confondono, il cotone sembra seta, la seta pelle, carta bruciata in un continuum cromatico che, come su di uno spartito musicale, armonizza l’intera collezione, altamente artigianale e fortemente caratterizzata da saperi sartoriali di antica tradizione cinese.

La poetica di Phaedo trova respiro nelle silhouette, un’alternanza di vuoti e pieni, di pesi e lunghezze che espande ed amplifica una femminilità solenne ed eterea, risoluta e diafana, in un flusso stordente e struggente, tra oriente ed occidente, solcando territori inesplorati e, probabilmente, ancora emergenti grazie ad influenze culturali e sintesi visive del tutto nuove e globalizzate.

Come sempre, un’occasione per apprezzarne la scoperta, è accompagnarvi nello show-room di Parigi insieme a noi…

 

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Nicola Bortoletto exhibition Ivo Milan

Prima esposizione personale nella città natale di Nicola Bortoletto, giovane artista padovano, classe 1997. Un episodio di dialogo tra esperienze espressive lontane e, allo stesso tempo, prossime: da un lato la manipolazione artistica di materiali recuperati da contesti principalmente edili, come gomma catramata e bitume, dall’altro la particolare sensibilità di IVO MILAN nell’individuare linguaggi poetici all’interno del cosiddetto sistema moda.

Due diverse modalità di spostare il focus dalle loro matrici originarie, più strumentali o commerciali, a visionarie ed estetiche, insieme, nello spazio del negozio di via Santa Lucia 73, fino al 10 giugno prossimo. Una nutrita selezione di opere dove si potrà osservare come la materia, nella forma astratta dei supporti impiegati dall’artista, si presti anche ad analisi e metafore esistenzialistiche.

In mostra anche un film di istanti, sequenze del processo creativo dell’artista, e un’opera grafica, intesa come libro fotografico, che indaga la ricerca e il farsi altro dei materiali all’interno del suo luogo di lavoro.

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Fulcro dell’esperienza di Bortoletto è l’elaborazione degli elementi come fondamento della pratica artistica, nonché la naturalezza fisica dei supporti impiegati. In un’epoca fortemente connotata dalla dematerializzazione fisica dell’opera d’arte, lo scultore ha infatti elaborato un linguaggio in grado di raccontare la forte relazione tra la caducità del tempo, l’essere umano e la materia.

Le sue sculture appaiono come assemblaggi e azioni di riposizionamento, opere in cui l’entità materica diviene elemento preponderante, insieme alla volontà di magnificare la sostanza povera di uso quotidiano, senza alcuno scopo figurativo. Esse appaiono come opere primitive e primordiali, che invitano a farsi scoprire dallo spettatore, interprete esclusivo di ogni stratificazione, solco e graffio rivelato dalla materia.

Ed ecco un sintetico reportage del vernissage di venerdì 10 maggio

 

Scopri la Collezione primavera/estate 2019

 

 

 

 

 

 

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Photo by Pascal Maucuit

Photo by Pascal Maucuit

In un piovoso sabato mattina parigino, con la città ancora addormentata, si corre verso la sede che ospiterà la sfilata di Junya Watanabe: la facoltà di farmacologia in Rue de l’Observatoire, esattamente al capo opposto della fermata della metropolitana verso cui dovremo recarci in serata per quella di Comme des Garçons.

La pioggia, l’orario e la fretta nel cercare il modo più rapido per raggiungere la nostra destinazione, non favoriscono il buon umore, fino a ché, una volta appostate nell’imponente salone della facoltà, non veniamo risvegliate da un rock incalzante. Il ritmo sprona all’attenzione, l’incedere agguerrito delle modelle trascina i presenti in inevitabili, quanto personali, riflessioni sulla moda, sulla sua utilità o vacuità, soprattutto, genera una reale, diffusa e quanto mai palpabile percezione di entusiasmo incontenibile.

Junya Watanabe Fall/Winter 2017-2018

Come se il mondo improvvisamente si riappropriasse di ogni potenziale, le possibili silhouette proiettate sul futuro autunno/inverno di Junya Watanabe fomentano quella voglia di cambiamento che è il vulnus stesso della moda e la radicalità con cui il designer giapponese lo mette in scena è trascinante.

Fedele ad una propria visione ‘cybergiante’ della contemporaneità, Watanabe assembla materiali col suo tipico modulo origami che, in questa occasione, potremmo riconoscere nel cerchio: cavallino, pelle nera, macchie di leopardo, tutto rigorosamente in simil-pelle sintetica, borchie e pailletes ricompongono patch-work di culture ed epoche della storia del costume dalle forme più sperimentali. L’eccesso è il filo conduttore di elementi decorativi deformanti, che non delineano solo estetiche inedite, ma entrano a far parte e modificano la stessa struttura fisica umana. Cappe come scultoree ali tessili multicolor, private di qualsiasi poetica romantica e poste a difesa di ogni ipotetico attacco, tuniche che amplificano la circolarità dei chakra, cappotti sagomati intorno alla figura femminile a sfere asimmetriche accostate, possibili armature ultra-moderne contro l’avanzata del nulla creativo.

Junya Watanabe Fall/Winter 2017-2018

Junya Watanabe Fall/Winter 2017-2018

Junya Watanabe Fall/Winter 2017-2018

Junya Watanabe Fall/Winter 2017-2018

Junya Watanabe Fall/Winter 2017-2018

Junya Watanabe Fall/Winter 2017-2018

Ma l’eccesso si ripulisce infine, viene reso accessibile nelle scelte in show-room, rivelatrici di quanto sia percorribile e riconducibile nella frenetica vita quotidiana e quanto invece rimanga un esercizio visionario di pura e straordinaria arte tessile contemporanea.

 

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Prima di approfondire i contenuti delle diverse collezioni per il prossimo autunno/inverno 2017-2018, aspettiamo che le consegne permettano di comprendere il pieno sviluppo della stagione. Già comunque è possibile immergersi nelle fibre sfumate di Y’s Yohji Yamamoto, o nelle garze a blocchi spennellati e nel cachemire tessuto a telaio di Daniela Gregis, o ancora nel tartan sperimentale e nella pelle sintetica di Junya Watanabe, insieme alle imbottiture ovattate e futuristiche alla Comme des Garçons.

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Un tour ravvicinato dedicato a chi, nel pieno di questo agosto, volesse distrarsi da un tuffo al mare o una passeggiata in montagna…

Scopri online la nuova collezione autunno/inverno 2017-’18

 

 

 

 

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