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   IVO MILAN – Radical Fashion Blog

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Photo by http://www.yohjiyamamoto.co.jp/ys/

L’esteso assortimento che caratterizza la Y’s, linea con cui Yohji Yamamoto esordì nel 1977, viene ormai presentato in due diversi momenti dell’anno e anch’esso suddiviso, senza alcuna frattura tematica, in pre-collezione e collezione.

La primavera/estate 2017, che con il nostro consueto video operativo abbiamo il piacere di mostrarvi nella sua ambientazione originale, lo show-room di Rue Saint Martin a Parigi, assembla quindi le due fasi in un continuum stilistico facilmente riconoscibile per chi abbia familiarità con la nota Maison giapponese.

Frequenti asimmetrie e sovrapposizioni, volumi ospitali quanto complessi, sono alcuni dei codici più ricorrenti. La collezione con cui Yohji manifesta la propria lettura della quotidianità, riserva tuttavia pregi di minore immediatezza. L’uso del colore, ad esempio, che sia un piccolo pois, una nota melange o apparentemente una stampa, risulta sempre da approfondite collaborazioni tra eccezionalità tessili e quel serbatoio di remote tradizioni rappresentato da esclusive tintorie locali, ultime depositarie di saperi antichissimi, coinvolte non solo per restituire al pubblico rare suggestioni estetiche ma anche per tener vivo quel preziosissimo patrimonio artigianale.

Nel connubio straordinario tra modernità e tradizione, si possono ammirare indefinibili tonalità di grigio sul lino fiammato, irregolari sfumature verticali rese dalla morfologia delle tavole di legno su cui vengono adagiate le tele in tencel e cotone, o in lino, per stenderne le miscele cromatiche che verranno poi assorbite e alterate dalla base lignea. O ancora, i casuali percorsi del sale steso sul rayon, forellato con punteruoli manuali per favorirne l’assorbimento, e poi distribuito non da una metodica azione umana, ma dalla capricciosa direzione del vento in un disegno naturale e astratto riflesso da ombreggiature e punti luce cosmici.

Impossibile narrare tutto il sapere accumulato in una linea, la Y’s, che, con garbo e ostinazione, negli equilibri formali di ogni capo, nella saggezza delle vestibilità, insiste nel rispettare i contesti, le stagioni e la complessità del vivere contemporaneo.

Scopri online tutte le collezioni di Y’s Yohji Yamamoto

 

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Daniela Gregis Spring/Summer 2017 full fashion show - Ivo Milan

Vedi in anteprima il video esclusivo della sfilata di Daniela Gregis

 

Sulla bella costa della riviera francese, a mezza strada tra Marsiglia e il confine italiano, sorge un albergo rosa, grande e orgoglioso. Palme deferenti ne rinfrescano la facciata rosata, e davanti a esso si stende una breve spiaggia abbagliante. Recentemente è diventato un ritrovo estivo di gente importante e alla moda [...]

L’incipit, famosissimo, di Tenera è la notte, il capolavoro di Francis Scott Fitzgerald, quale ideale ambientazione entro cui collocare la primavera/estate 2017 di Daniela Gregis.

Impossibile non farsi trasportare dall’intensità cromatica delle fibre dipinte e dall’incedere rilassato dei volumi vacanzieri nelle atmosfere aristocratiche e sensuali della nobile costa francese, descritta con fotografica abilità letteraria dal grande autore americano. Un tempo lieve e spensierato che nonostante la designer bergamasca attinga dal mondo ancora spontaneo e giocoso dell’infanzia, rammenta più i ritmi leggeri e svagati di una élite colta ed esigente, paga di una bellezza onnipresente e diffusa.

I pois sono sfumati, nei contorni e nelle tonalità, adagiati da una gradevole brezza sulla fuggevole seta del crêpe de chine. L’indimenticabile paesaggio di un’esclusiva ‘camera con vista’ distrattamente assorbito nelle cedevoli note pastello del voile. Il rigoglio voluttuoso della macchia mediterranea, intercettato nella vigorosa pellicola di lino, restituito nelle abbacinanti e allucinate impressioni visive dei ramage arancio, macchiati di blu e verde. Se certi colletti cuciti, la rigida espressione di alcuni modelli aprettati, il rassicurante e pacato rosa pastello, dovessero risultare vagamente bon-ton, nella loro caotica realizzazione, nella scelta di tessuti umili o lavati e stropicciati, cangianti, viene affermata al contrario quella libertà anticonformista, un po’ dispettosa e ribelle, tipica di un’agiatezza protetta e indulgente.

Daniela Gregis interpreta e traduce le suggestioni più potenti della stagione, ne evoca le promesse, ne suggerisce il tepore e, prima ancora del suo arrivo, invita a viverla appieno, per renderla memorabile!

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Junya Watanabe S/S Collection 2017

Di Junya Watanabe abbiamo sempre messo in luce la sua peculiare capacità interpretativa nell’allestire, in forma d’abito, le sollecitazioni predominanti del nostro tempo. Post-moderno, cyber-punk, sarto-filosofo di un’epoca attraversata da rapidissime trasformazioni, dove plastiche e inediti materiali, componenti di paesaggi industriali dismessi, sono intervenuti, di collezione in collezione, a dare forma alla sua personale metabolizzazione e lettura della contemporaneità.

Con la primavera/estate 2017 è l’anima più agguerrita del designer giapponese, prodotto dalla Maison Comme des Garçons, a manifestarsi nell’assolata passerella mattutina del Palais Du Tokyo. Assordante musica hard-rock accompagna il passo fiero ed affrettato di stralunate guerriere metropolitane, evidentemente insofferenti verso un presente sempre più spinoso ed esigente, oltremodo conformista.

A rinforzarne il ritmo, i classici elementi decorativi del movimento punk: creste ed altre acconciature scarmigliate e colorate, leggings sbrindellati e mini-gonne iper-succinte.

Junya Watanabe S/S Collection 2017

Photo by Vogue

Junya Watanabe S/S Collection 2017

Photo by Vogue

Junya Watanabe S/S Collection 2017

Photo by Vogue

Ma la citazione alla Watanabe non è nostalgica e pedissequa, bensì provocatoria e pungente. Lo spunto diviene occasione per procedere con gli esercizi origami, il modulo tessile si fa piramidale, gli spigoli metallici e minacciosi di borchie e piercing acquisiscono levità e grazia nelle lavorazioni in organza, fino all’estremizzazione stellare di un gilet – non a caso rosa pallido – tornando poi gravi nella pelle sintetica di borse e accessori.

Junya Watanabe S/S Collection 2017

L’oscillazione tra i poli opposti: grave e lieve, bellicoso e docile, compone e articola la collezione. Da un lato l’impeto e il vigore di volumi over, come felpe, parka e t-shirt e dall’altro la femminilità di silhouette definite nitidamente da drappeggi inaspettati, generati da cuciture semi-invisibili, di bouquet floreali e tessuti più accomodanti, come l’organza e il georgette.

Junya Watanabe S/S Collection 2017

Junya Watanabe S/S Collection 2017

Junya Watanabe S/S Collection 2017

Contro ogni previsione e riferimento, i due estremi coesistono in un nuovo equilibrio estetico, dove il reciproco controllo e potenziamento generano la più inattesa ed improbabile delle espressioni punk, la poesia!

Junya Watanabe S/S Collection 2017

Junya Watanabe S/S Collection 2017

Di seguito, la scelta IVO MILAN Radical Fashion direttamente dallo showroom di Place Vendôme, Paris:

 

Junya Watanabe S/S Collection 2017

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Comme des Garçons Spring/Summer 2017

Mentre è ormai imminente l’esposizione al Metropolitan Museum of Art Costume Institute di New York, dedicata al lavoro di Rei Kawakubo-Comme des Garçons e curata da Andrew Bolton (verrà inaugurata il prossimo 4 maggio), il celebre magazine online, AnOther, svela in un lungo articolo lo show-room della nota Maison giapponese, il tempio dell’anti-moda per eccellenza.

Another Mag - Rei Kawakubo show-room
Photo by AnOtherMag

Un ottimo spunto per condurvi al suo interno con le nostre riprese della primavera/estate 2017. Materiale di rara eccezionalità, una concessione ottenuta col lavoro di lunga data insieme e con una peculiare organizzazione dell’attività in negozio, di preparazione, memoria storica e archivistica e, soprattutto, di avvicinamento alle nuove proposte a destinatari altrimenti poco assistiti dalla scarsa comunicazione disponibile su questo genere di abbigliamento.

Comme des Garçons Spring/Summer 2017 show-room video

Da qualche anno Rei Kawakubo utilizza la passerella come spartito su cui comporre il cerimoniale delle sue collezioni. Non più suggerimenti su cosa indossare nel corso della stagione, bensì intuizioni filosofiche tradotte in forme tessili complessissime, da cui attingere indizi sui tessuti e pesi che comporranno l’assortimento stagionale. La designer indaga lo spirito del tempo e lo confeziona presentandolo ad un pubblico teso nel sacrificio di una comprensione sempre meno accessibile e decifrabile ma, nella sua astratta lontananza, sempre più poetica e teatrale.

Comme des Garçons S/S 2017 defilé

Comme des Garçons Spring/Summer 2017 defilé/Crash

Photo by Crash

Nello spazio di Place Vendôme, le sagome ingombranti si ridimensionano, divengono abiti percorribili, che non negano la silhouette femminile con gli eccessi promessi in sfilata. Il camouflage è portabile nelle asimmetrie di giacche e t-shirt. Le inquietanti imbottiture per l’estate si traducono in pieghe irregolari, soluzioni stilistiche che amplificano il movimento dei capi o in elementi decorativi di più semplice utilizzo e composizione.

 

La selezione si svolge nello spazio rubato alle enormi installazioni ordinate in sequenza, opere prime sottratte alla scena, immersi nella colonna sonora che, in loop per giornate intere, evoca e rinforza le suggestioni del recentissimo spettacolo scenico.

Comme des Garçons camouflage dress S/S 2017

Comme des Garçons camouflage jacket S/S 2017

Comme des Garçons cotton light dress S/S 2017

Comme des Garçons polyester dress S/S 2017

Comme des Garçons padre gilet S/S 2017

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Plantation coat fall/winter 2016-17

Dietro l’apparente semplicità di una linea concentrata nella realizzazione di capi-spalla, si cela la storia di un progetto decisamente lungimirante, il cui esordio risale al lontano 1981, quando Issey Miyake lanciò il brand dal nome evocativo: Plantation.

Occorre fare lo sforzo di immedesimarsi in anni in cui il prêt-à-porter era governato da tendenze che enfatizzavano i valori dominanti del tempo: potere, carriera, lusso ed estrema celebrazione della bellezza fisica femminile. Spalle larghe, tacchi a spillo, collant e paillettes, semplificando molto, altro non erano che i simboli estetici di un sistema valoriale che attraverso l’abito, non solo si rappresentava, ma allo stesso tempo si consolidava.

Nel bel mezzo del successo e consenso che questi linguaggi così effervescenti nel direzionare i desideri del grande pubblico ottenevano, Issey Miyake, tra le tante esperienze già in piedi, fondò la linea che ancora oggi porta il nome di battesimo.

La forza ideativa della collezione stava proprio nella radicale presa di distanza da quanto accadeva nel mondo della moda. Plantation nasceva infatti con velleità opposte: ignorare completamente la funzione identificativa e prevaricatoria dell’abito, strutturandosi intorno a valori molto concreti, quali il comfort e la fruibilità nella vita di ogni giorno con forme poco assertive e riconoscibili, vestendo le persone con materiali prevalentemente artigianali e naturali, dall’aspetto umile, lane per l’inverno, lino e cotone per l’estate. Fu un progetto molto interessante e duraturo, sospeso solo per l’estrema vivacità sperimentale del Miyake Design Studio e l’alternanza di nuovi direttori creativi tra la fine degli anni novanta e i primi anni 2000.

Plantation Issey Miyake

Con l’autunno/inverno 2016-2017 è il gruppo A-Net, affiliato alla Maison Miyake e contenitore anche dei brand Zucca e Tsumori Chisato, a rilanciare il progetto in Europa. Molto atteso tra gli affezionati, Plantation ritorna quindi, in tempi per certi versi analoghi a quelli della sua fondazione, con la propria ‘modernità formale’, definita da tagli più lineari e puliti rispetto alle acrobazie creative proprie della scuola giapponese, sensibile al calore tessile e a stare nel quotidiano con discrezione. La sapienza del marchio si ritrova in soluzioni decisamente pratiche: la reversibilità di piumini costruiti nella tipica tela liscia da un lato e dall’altro in più opache e calde sembianze da cappotto; cappucci avvolgenti; colli importanti, ma sempre sistemabili a piacere; doppio petto con girocolli che facilitano e reclamano il complemento invernale per eccellenza, la sciarpa, ad integrazione e supporto di una semplicità difesa con estrema determinazione.

Plantation invita a una quotidianità confortevole e, trattandosi di capi-spalla dal lungo uso, tra gli obiettivi vi è anche una ragguardevole cura a non eccedere con un design troppo invadente da stancare alla seconda stagione.

Plantation Issey Miyake

Plantation Issey Miyake coat

Plantation Issey Miyake coat

Plantation Issey Miyake coat

Plantation Issey Miyake coat

Plantation Issey Miyake coat

Plantation Issey Miyake

Scopri tutta la collezione Plantation online sul nostro sito:

www.ivomilan.com/it/nuove_collezioni-1/All-0/PLANTATION_Tokyo-327/e-shop.htm

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