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native-village-coat-particularAncora il Giappone l’area da cui giunge una new entry dal nome simbolico Gasa*, ‘garza’ in spagnolo, volutamente scelto dalla designer Mie Igarashi indicando lo stretto riferimento ad uno dei materiali primari, con cui fin dalla nascita si viene a contatto. Un tessuto che protegge, accudisce e mette a proprio agio, un’indicazione forte sulle intenzioni operative del marchio: utilizzo di fibre naturali e anallergiche, volumi confortevoli, senza le concessioni formali dei ‘classici’ della cosiddetta scuola giapponese, sensibilità cromatica e controllo completo della produzione tessile, in un evoluto equilibrio tra sollecitazioni etniche e alta tecnologia.

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Una realtà che si amplia in collaborazione con Native Village, piccolo brand disegnato da Masaaki Matsuya, dove le allusioni alla dimensione familiare del villaggio e alle continuità offerte dalla natura, non sono certo casuali.

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Entrambi i marchi rivelano una modalità molto contemporanea di fare impresa, dove il modo più opportuno di entrare sul mercato e realizzare un sogno creativo possono considerarsi la collaborazione e il reciproco sostegno. Anche da questo elemento collaborativo emerge una sensibilità particolarmente accentuata, dove i due diversi linguaggi trovano importanti punti di convergenza.

Se Gasa* esprime con maggiore intensità un approccio discreto e giocoso, tradotto da particolari come toppe e ritagli nella maglieria o integrazioni di maglia e tessuto, Native Village, nella scelta di un solo tessuto di grande rarità, concentra colore e una caparbia volontà di offrire pezzi unici e pressoché introvabili.

Nella loro contenuta produzione, aggiungono sapore a contesti più maturi e riconoscibili, portando la freschezza dei gesti inediti e appassionati.

Come sempre, un’occasione per apprezzarne la scoperta, è accompagnarvi nel loro show-room di Parigi insieme a noi…

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Scopri online la collezione di Gasa e di Native Village

 

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A volte, scoprendo nuove realtà, fiuto e intuito servono a ben poco. Nell’intensità della Paris Fashion Week, non è veramente fattibile riuscire a vedere tutti gli show-room che ci si ripromette di visitare prima di partire. Trovare gli indirizzi, organizzare gli appuntamenti e poter definire un calendario ragionevole, dove gli spazi e gli orari rimangano il più prossimi possibili, hanno poche probabilità di riuscita. Tuttavia, nell’ottimizzazione dei tempi a disposizione, c’è una regola aurea: valorizzare la rete di conoscenze affidabili e rispondere agli inviti di chi ben conosce il nostro binario selettivo.

È questo il caso di Individual Sentiments, novità di matrice giapponese, segnalata dalla cara Bimbi, conosciuta anni addietro in casa Carpe Diem. Pochi i riferimenti a cui affidarsi, essendo alla prima collezione invernale per la donna, il marchio, disegnato dalla designer Yoko Ito, nasce infatti nel 2009 solo con la linea da uomo. Senza altre connessioni, se non la fiducia verso l’autrice della segnalazione e l’interessante lavoro nell’espressione maschile del brand, ci siamo recate in uno show-room impossibile da individuare altrimenti: un piano interrato, molto suggestivo, ma, ahinoi, poco illuminato, in una via un po’ defilata all’interno del Marais.

Le nostre riprese, come di consueto, potranno essere d’aiuto nella scoperta del lavoro ‘al femminile’ di Individual Sentiments.

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Un’idea decisamente contemporanea di design, dove il bisogno di differenziazione insito nella necessità di ‘cambiare abito’ viene affidato ad elementi stilistici molto sottili e poco appariscenti. Una meticolosa selezione dei materiali, rigorosamente giapponesi, dei colori, un tutt’uno col tessuto, una definizione formale altamente concettuale, appresa e coltivata durante l’importante collaborazione con Maurizio Altieri ai tempi di Carpe Diem, straordinaria esperienza di avanguardia italiana.

All’interno di queste linee-guida, Individual Sentiments  sviluppa un linguaggio lontano da mode e tendenze, realisticamente senza tempo, in cui non mancano provocazioni e sfide complesse, dove ciò che a prima vista può sembrare, poi non è: la lavorazione a maglieria di certi tessuti, cappotti che, rovesciandoli, divengono abiti o abiti che, al contrario, sembrano cappotti. E ancora, esercizi tessili dove il movimento cromatico è fornito dall’accostamento di tessuti dritti e rovesci o da sfumature utili ad accentuare effetti luminosi.

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Una collezione che, seppure ai suoi esordi, già rivela con decisione un’anima apolide ed organica, in clamorosa sintonia e serrato dialogo con le sollecitazioni culturali più evolute del nostro tempo.

Scopri la collezione online di Individual Sentiments

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Quai d’Austerlitz, a la Cité de la Mode et du Design, l’appuntamento per la presentazione dell’autunno/inverno 2017-2018 del grande maestro Yohji Yamamoto. Un luogo inequivocabilmente collegato al settore di appartenenza e, forse, un invito ad immergersi con maggiore attenzione nei concetti di ‘moda e design’. Mentre il mondo corre all’impazzata verso un irreversibile loop da sovrapproduzione tessile e inflazione creativa, il designer giapponese accoglie il proprio pubblico in un tempio astratto e deserto, dilatato dal silenzioso incipit della sfilata, scandita nei primi istanti solo dagli scatti costanti dei fotografi.

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Spazio e tempo sembrano allentarsi, tornando a manifestarsi quali dimensioni rappresentative dell’umano, delle possibilità espressive ed artistiche che ne hanno contraddistinto da sempre il grado di civiltà. Yohji è radicato nella contemporaneità restituendole grazia, è metropolitano e poetico, è designer e narratore di emozioni incarnate in forma d’abito. Il ritmo e l’incedere sono lenti, la colonna sonora è pacata, rassicurante, favoriscono un concentrato abbandono alla rappresentazione, colta ed evoluta, della sua visione della femminilità. Raccolta in pieghe asimmetriche, enfatizzata nelle misure e proporzioni di giacche asciutte lungo i fianchi e sapientemente drappeggiate per dissimularne possibili imperfezioni. Scalini di tessuto che si prolungano in abilissimi livelli diagonali, fisarmoniche tessili al posto di più ovvi e rigorosi rever. Ogni capo smentisce le livellanti tendenze culturali contemporanee, oppone ingegno, portabilità e soluzioni decorative di ardita abilità sartoriale e compositiva.

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Sarto/poeta del nero, Yohji non sorprende nel prediligere ancora una volta il non colore, sono l’elevata complessità formale, il gesto radioso di spennellate pittoriche in complice equilibrio con pieghe e tagli, a rivelare una manifesta passione per l’universo femminile, tavolozza ideale delle sue più poetiche realizzazioni.

Di seguito, alcuni momenti delle nostre scelte in show-room

video-show-room-yohji-yamamoto-blogScopri online la nuova collezione autunno/inverno di Yohji Yamamoto

 

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Brume autunnali, foschie sospese, cieli impastati, colori bruniti, i frutti secchi dell’inverno e i ceppi legnosi, ardenti nell’intimità domestica del focolare. E ancora il tempo, trascorso tra il familiare vociare dei fanciulli, assorbiti in primi e istintivi disegni, e il lavoro a telaio, a maglia, uncinetto. Atmosfere raccolte, cicliche e lente, dimensioni placide, vagheggiate nel febbrile tran tran quotidiano della vita metropolitana.

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Sempre riconducibile alle più suggestive atmosfere stagionali, il lavoro di Daniela Gregis accompagna il pubblico in un’immersione, visuale e sensibile, dei toni prevalenti il suo autunno/inverno. Non è difficile immaginare i territori invernali del nord Italia nei grigi stropicciati dei cotoni lavati, o nei segni a carboncino delle spennellate increspate del crêpe. Scorci di pallidi cieli compaiono nel cachemire, melange o a quadretti, e quel marrone così ricorrente degli arbusti locali torna nelle tonalità calde del beige o più bruciacchiate negli sfondi degli abbozzati tracciati infantili.

La designer di Bergamo non coltiva melanconiche percezioni della stagione più lunga, rilancia, con importanti lunghezze degli abiti ed esplosioni cromatiche degli accessori,

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una visione ludica ed aristocratica dell’inverno, il tempo della città, del lavoro e degli itinerari urbani per eccellenza. I blocchi tessili sfalsati scherniscono il meteo, la nostalgia e l’apatia, invitano a mescolanze e ricombinazioni, a coltivare l’ilarità composta e curata del buon vivere…

Uno sguardo più ravvicinato con la sfilata di Daniela Gregis autunno/inverno 2017-’18 direttamente dall’Oratorio della Passione – Basilica di Sant’Ambrogio, Milano:

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Scopri online la nuova collezione autunno/inverno di Daniela Gregis

 

 

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Photo by http://www.yohjiyamamoto.co.jp/ys/

L’esteso assortimento che caratterizza la Y’s, linea con cui Yohji Yamamoto esordì nel 1977, viene ormai presentato in due diversi momenti dell’anno e anch’esso suddiviso, senza alcuna frattura tematica, in pre-collezione e collezione.

La primavera/estate 2017, che con il nostro consueto video operativo abbiamo il piacere di mostrarvi nella sua ambientazione originale, lo show-room di Rue Saint Martin a Parigi, assembla quindi le due fasi in un continuum stilistico facilmente riconoscibile per chi abbia familiarità con la nota Maison giapponese.

Frequenti asimmetrie e sovrapposizioni, volumi ospitali quanto complessi, sono alcuni dei codici più ricorrenti. La collezione con cui Yohji manifesta la propria lettura della quotidianità, riserva tuttavia pregi di minore immediatezza. L’uso del colore, ad esempio, che sia un piccolo pois, una nota melange o apparentemente una stampa, risulta sempre da approfondite collaborazioni tra eccezionalità tessili e quel serbatoio di remote tradizioni rappresentato da esclusive tintorie locali, ultime depositarie di saperi antichissimi, coinvolte non solo per restituire al pubblico rare suggestioni estetiche ma anche per tener vivo quel preziosissimo patrimonio artigianale.

Nel connubio straordinario tra modernità e tradizione, si possono ammirare indefinibili tonalità di grigio sul lino fiammato, irregolari sfumature verticali rese dalla morfologia delle tavole di legno su cui vengono adagiate le tele in tencel e cotone, o in lino, per stenderne le miscele cromatiche che verranno poi assorbite e alterate dalla base lignea. O ancora, i casuali percorsi del sale steso sul rayon, forellato con punteruoli manuali per favorirne l’assorbimento, e poi distribuito non da una metodica azione umana, ma dalla capricciosa direzione del vento in un disegno naturale e astratto riflesso da ombreggiature e punti luce cosmici.

Impossibile narrare tutto il sapere accumulato in una linea, la Y’s, che, con garbo e ostinazione, negli equilibri formali di ogni capo, nella saggezza delle vestibilità, insiste nel rispettare i contesti, le stagioni e la complessità del vivere contemporaneo.

Scopri online tutte le collezioni di Y’s Yohji Yamamoto

 

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