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Da sempre presente nella storia della Maison, la Issey Miyake Resort, un tempo denominata Fête, viene presentata con largo anticipo rispetto alla stagione di riferimento. Inserita infatti nel calendario delle pre-collezioni, la linea interrompe quel periodo canonico di attesa tra la fine di una stagione e l’inizio di un’altra, animando la vita del negozio con suggestive promesse sul tempo che verrà.

Proiettati sull’imminente primavera/estate, i nuovi arrivi hanno l’aspetto delle ispirazioni creative del direttore artistico Yoshiyuki Miyamae, esplicitamente affascinato dalle opere dell’artista americana Georgia O’Keeffe durante il suo soggiorno nel New Mexico.

Georgia-O'-Keefee

Georgia O’Keeffe, From the Lake No.1, 1924, Oil on canvas, Nathan Emory Coffin

Collection of the Des Moines Arts Center

Le stampe, stese sulle complesse pieghe diagonali di abiti a tulipano, top circolari o su quelle a ondine verticali delle camicie doppiate, sono veri e propri campi pittorici, evocazioni degli astratti dipinti paesaggistici della pittrice statunitense. Nell’elaborazione offerta dalla Maison, con estrema complicità, il colore segue le leggere ed armoniose texture tessili del poliestere indeformabile, a sua volta filato in forme vagamente floreali o, nelle tinte unite, in modelli dalla semplicità visiva di un mare appena increspato. I costanti esperimenti tessili, identificativi dell’azienda giapponese, si esprimono pure nel particolare denim di cotone, dove la lavorazione, tipica del jeans, si trasforma in tela a tinta unita in continuità, senza cuciture intermedie.

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Issey-Miyake-Resort-denim

Anche per una collezione dalle dimensioni più ridotte come la Resort, Issey Miyake sfida lo sguardo disattento, lo invita a soffermarsi, a percorrere le onde ottenute dai processi a vapore delle esclusive tecnologie tessili messe in campo, a tradurre la levità di forme e colori in stupore e meraviglia per capi dall’innata vocazione ad essere impareggiabili compagni di viaggio!

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Issey-Miyake-Resort-bag-violet

Come sempre, un’occasione per apprezzarne la scoperta, è accompagnarvi nello show-room di Parigi insieme a noi…

Issey-Miyake-Resort-video-youtube

 

Scopri online la Collezione Resort di Issey Miyake

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Issey Miyake Inc.

Tra i profani, ancora oggi il nome della più avveniristica tra le Maison del prêt-à-porter è associato ad un profumo, l’Eau d’Issey.

Un binomio inspiegabile e paradossale se ci si addentra nella vastissima ed iper-tecnologica produzione tessile che, da quasi mezzo secolo, identifica il marchio Issey Miyake. Non solo l’azienda è infatti titolare di diversi altri brand, tra cui Pleats Please, BaoBao, Cauliflower, 1 3 2.5, ecc., ma soprattutto rimane al centro dell’attenzione dei maggiori musei d’arte contemporanea e di molte tra le più prestigiose riviste e pubblicazioni di arte, architettura e design.

Issey Miyake Cartier Fondation

Le ragioni di riconoscimenti tanto autorevoli e frequenti stanno senz’altro nell’estensione dei confini che normalmente costringono la materia stessa dell’opera, il tessuto, trasformandola in fibra plastica per eccellenza, sulla quale intervenire con tutta la complessità e libertà ideativa del creare, rispondendo a domande di partenza molto semplici: agilità nei movimenti, comfort e, naturalmente, estetica.

Se l’espressione che meglio inquadra il lavoro del Miyake Design Studio, un laboratorio che concentra genialità ingegneristiche ed informatiche, è il plissé, occorre oggi addentrarsi nelle sue diverse realizzazioni, in una costante connessione tra forma e colore. Da un lato abbiamo lo ‘steam-stretch‘ che, semplificando, utilizza il calore del vapore per dare rilievo alla piega, spesso riconoscibile dalle volute a spirale che percorrono il capo, sia esso abito, giacca o maglia. Dall’altro, l’ultimo e più complesso ‘baked stretch‘, dove il processo di definizione formale dell’oggetto finito avviene tramite un’ingegnosa combinazione di pigmenti stesi sul poliestere che, entrando in appositi forni, seguono lo sviluppo tridimensionale dell’articolo finale attraverso un fenomeno di lievitazione.

La sintesi di questi esperimenti può risultare semplice da comprendere solo se ignora che, in entrambi i casi, le équipe di lavoro operano su capi che sono già stati costruiti in partenza e che si rivelano nella loro forma conclusiva e definitiva dopo aver subito il trattamento tessile.

L’idea che l’abito possa diventare un’occasione artistica a tutti gli effetti e la sua dimostrazione nelle astrazioni concretizzate nei prodotti di Issey Miyake, spiegherebbero l’interesse della stampa specializzata verso la Maison, l’onore di poter essere esposti nelle maggiori gallerie d’arte contemporanea e, probabilmente, l’opposta impreparazione del grande pubblico, alieno a tutto ciò che i media non reclamizzano con forza per renderlo semplice e riconoscibile.

Issey Miyake Exhibition at the National Art Center in Tokyo

Le immagini che seguono mostrano esempi sia dello steam stretch che del baked stretch. Entrambi, avendo come materiale di base il poliestere, si prestano per essere indossati sia nella stagione invernale che in quella estiva, nel primo caso stratificando e, nel secondo, ovviamente, mantenendo le nudità di partenza.

Ma è possibile osservare altre poetiche manifestazioni della Maison nelle maglie, con le colorazioni del cosmo tinte a mano e poi trasferite sul plissé ad effetto seta, o nello straordinario affresco in cotone e poliestere del soprabito, dove la tela liscia incontra in continuità la piega elastica delle parti plissettate nei punti di maggior movimento del torso e lungo le braccia.

La debole differenziazione tra autunno/inverno e primavera/estate è un’ulteriore dimostrazione dell’estrema funzionalità e fruibilità di un abbigliamento congegnato per risolvere i più ricorrenti dei problemi: l’essere in viaggio, tra diverse condizioni meteorologiche; la facilità nel lavaggio; l’impossibilità di stirare; il lungo utilizzo nell’arco di una giornata, scandita dalle routine quotidiane del mattino ai momenti serali di maggior scambio sociale.

Issey Miyake Collezione autunno/inverno 2016-17

Issey Miyake Collezione autunno/inverno 2016-17

Issey Miyake Collezione autunno/inverno 2016-17

Issey Miyake Collezione autunno/inverno 2016-17

Issey Miyake Collezione autunno/inverno 2016-17

Issey Miyake Collezione autunno/inverno 2016-17

 

Scopri tutta la selezione online di Issey Miyake nel nostro sito:

http://www.ivomilan.com/it/Tutte_le_collezioni-0/All-0/ISSEY_MIYAKE-47/e-shop.htm

 

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Norwegian Rain impermeabile caldo waterproof shop online ivomilan

È la Norvegia la terra natia di un marchio che, già nel nome, svela senza sorprese le proprie indubbie radici: Norwegian Rain!

Un prodotto unisex, che nell’apparente classicità delle forme riunisce caratteristiche basilari per climi freddi e piovosi. Le tele, rigorosamente di poliestere riciclato di origine giapponese, simulano la tessitura tipica di materiali tradizionali, come il gabardine di lana, e non rivelano invece proprietà altamente sofisticate e moderne, come la membrana al loro interno, che garantisce ad ogni impermeabile di essere al contempo traspirante e waterproof. Le cuciture termosaldate, a loro volta, impediscono all’acqua di insinuarsi nei temibili gocciolatoi di giuntura, permettendo una serena libertà, indifferente ai peggiori acquazzoni.

Sta proprio in questa discreta traduzione del capo hight-tech, solitamente connotato da zip colorate od improbabili grafiche rifrangenti e relegato nel più tecnico settore dell’abbigliamento sportivo, in capo-spalla dotato di una sua eleganza, l’aspetto più affascinante di questa realtà norvegese.

Vi è la modernità di un linguaggio nord europeo sensibile all’estetica, riconoscente a quel sapere formale giapponese che è facilmente rintracciabile nell’articolo continuativo, il Raincho, un capo a metà strada tra la mantella e lo sviluppo del kimono. Contribuiscono alla complessità pacata delle linee, particolari come le generose tasche interne, per riparare accessori vulnerabili, dal portafogli al telefono, cappucci regolabili nell’ampiezza con composte fettucce e bottoni, pannellini che possono sostituire sciarpe ingombranti, zip a scomparsa sulle tasche, utili sempre per non inzuppare il necessario, nel caso si voglia rinunciare anche all’uso della borsa.

Norwegian Rain affronta la quotidianità da prospettive concrete, ma con un’originale determinazione ad integrarsi con le proposte più complesse e creative dei grandi designer contemporanei!

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Impermeabile ampio Norwegian Rain tipo mantella in tela di poliestere riciclato, foderato in tela di poliestere e viscosa

Maglia A punto B al fianco in maglia di cachemire

Gonna ampia Comme des Garçons imbottita in matelassè di poliestere lavorato ad arazzo floreale

Cappello Altalen in feltro 100% lapin

Scarponcino ‘classico Trippen’ Mascha in pelle morbida di vacchetta

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Impermeabile Norwegian Rain al ginocchio in tela di poliestere riciclato, foderato in tela di poliestere e viscosa

Cardigan lungo e ampio Boboutic in maglia di lana merinos extrafine e poliammide lavorata a nodi irregolari

Camicia classica Comme des Garçons a uomo in popeline di cotone

Pantalone classico Comme des Garçons – Comme des Garçons a uomo in gabardine di lana, foderato in cupro

Scarpa Trippen Dippy in pelle di vacchetta liscia con chiusura diagonale

Norwegian Rain impermeabile waterproof shop online ivo milan

Impermeabile Norwegian Rain al ginocchio in tela di poliestere riciclato, foderato in tela di poliestere e viscosa

Abito longuette Zucca in maglia di nylon e alpaca stretch

Scarponcino ‘classico’ Trippen Mascha in pelle di morbida di vacchetta



 

 

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Sono ormai diversi anni che Rei Kawakubo, in arte Comme des Garçons, affida esclusivamente ad indizi, atmosfere ed evocazioni la propria rappresentazione della stagione in corso. Emancipata da ogni obbligo verso le aspettative del pubblico globale, la designer giapponese incanta con esibizioni molto più prossime al mondo dell’arte che al settore di appartenenza. In passerella non sfilano capi di abbigliamento, ma provocazioni tessili, strutture architettoniche che avvolgono i corpi sacrificali di modelle prestate a trasportare opere scultoree sovradimensionate, volutamente ingombranti e sproporzionate rispetto allo spazio disponibile.

Impossibile non chiedersi perché o quale sia il messaggio più verosimile contenuto in  questa deriva artistica. Forse un’auto-concessione alla libertà d’espressione, contro i monotoni binari imposti dalla realtà fisica del corpo femminile, o una sottile provocazione, contro uno star-system sempre più acritico ed esibizionista. Di certo, il dialogo non è finalizzato alla vendita. I capi in sfilata sono infatti straordinari pezzi da museo d’arte contemporanea o per collezioniste facoltose. A sfilare è un’idea, una suggestione del motivo ispiratore della stagione che si ritroverà poi tradotta e portabilissima, nello sviluppo in show-room. Per l’autunno/inverno 2016-2017 si assiste quindi a poetici collage di antichi tessuti, arazzi floreali che catapultano il pubblico nel XVIII secolo, il secolo dei lumi, della rivincita della ragione sull’ignoranza e la superstizione.

Rei Kawakubo però non è nostalgica e manierista, il collage è tenuto insieme da metallici bottoni a pressione, da tagli e cuciture a vivo, diagonali che frammentano l’armonia decorativa del tempo, insinuando elementi da lei stessa definiti Punk, nell’accezione più provocatoria del termine.

Pelle sintetica, borchie, costanti asimmetrie, e dettagli che possono osservarsi nei motivi cuciti su gonne, nelle curvature dei punti nodali delle articolazioni, rinforzati come fossero armature tessili. E prolunghe, anelli di congiunzione regolabili, una flessibilità da smontare e rimontare, un assestamento continuamente rimodulabile nelle lunghezze e in un delicatissimo equilibrio tra ordine e disordine. Non è infatti detto, che si riesca a tornare alla ricomposizione originaria, tante sono le alternative possibili. Modernità e tradizione si alternano anche nelle lavorazioni, dove l’antica sapienza giapponese collabora con gli esperimenti più arditi nelle multi-stratificazioni di tele di poliestere con pannelli di rayon, cupro e cotone, in un incontro che vede la materia determinare ed imporre la forma finale del pezzo, sia esso giacca, gonna o soprabito.

Inutile supporre quanto Rei Kawakubo, nell’allestire un inedito e personale sincretismo temporale, Punk ed illuminista, pensi a donne determinate a stare nel proprio tempo con il vigore e l’esuberanza di chi è dotato di autonomia critica ed immaginifica!

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Daniela Gregis SS16

Abirinzà, un suono più che una parola, attinto dalle ricorrenti cadenze della terra da cui Daniela Gregis trae ispirazione per la sua primavera/estate 2016, porta a noi indizi importanti sulla costruzione di una collezione particolarmente densa di motivi ornamentali. È infatti la Sardegna, con le sue tradizioni tessili radicate e complesse, l’uso diffuso e sapiente del telaio, ma anche con il ricco patrimonio di memorie e nostalgie, di ammentos, ad essere evocata in quell’espressione sonora, probabilmente inventata.

Daniela Gregis SS 2016

Daniela Gregis SS 2016

Abirinzà mulina i ricordi di anni di intenso lavoro adagiandoli come poetici loghi in inattese collocazioni, divenendo tasselli di patchwork sistematici, dove, ad accostarsi, sono due diverse possibilità: frammenti salvati dal passato e riassemblati in tele prossime a dei dipinti o più lente e laboriose tessiture, reti e garze, telaio e uncinetto, abbracciate in assoluta armonia.

Daniela Gregis SS16

Daniela Gregis SS 16

Daniela Gregis SS 16

La designer bergamasca certifica così ogni pezzo, rivendicando un’autenticità nelle acrobatiche peripezie dei pennelli, che macchiano e rianimano le reti di lino, unite al loro negativo in popeline di cotone, perché il processo va visto nella sua interezza, integrandosi nell’opera prima. Le sete, nella lucentezza scivolosa del crêpe de chine, divengono radiose tavolozze di colore colato, sia nei più contrastanti toni del rosso-blu, che nei meno radicali blu-azzurro pastello e bianco. O ancora i vichy, citati in altre stagioni, si ampliano, divengono decisi quadretti con spazi più larghi, sempre trattati nei lavaggi che ne contengono la rigorosa rigidità del cotone.

Daniela Gregis SS 2016

Daniela Gregis SS 16

Daniela Gregis SS 2016

Abirinzà son le porte aperte dei silos della memoria, abirinzà son le sorprese rigenerate nei mutamenti di pensiero, abirinzà è la primavera appena cominciata e ancora, abirinzà, son le ripartenze e le promesse di ben stare.

Dabiela Gregis SS16

Daniela Gregis SS 2016

Daniela Gregis SS 2016

Daniela Gregis SS 2016

Daniela Gregis SS16Scopri l’intera collezione ‘Abirinzà’ sul nostro catalogo online...

 

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