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Eco-fashion-designer di origini italo-austriache, Agostina Zwilling è un’artista che indaga processi, scenari, metodologie e best practice nel design.

Con la tecnica del nuno-feltro crea opere che spaziano dall‘interior design (pareti in fibra, quadri, tappeti, arazzi ecc.), all’abbigliamento.

Forme e colori sono plasmati a mano, attraverso un lento processo che va dal massaggio tra seta, lana, cachemire, lino, canapa, faggio, ecc. alla scelta delle piante, fiori e radici che ne compongono le basi cromatiche.

Ogni capo è un’opera unica, impossibile uno sviluppo taglie effettivo, perché irripetibili ne diventano le finiture e la manipolazione genera ogni volta sfumature e dettagli inediti. Inconcepibile anche l’idea di opera definitivamente compiuta. Le fibre si muovono, si trasformano col tempo, in funzione dell’uso e della silhouette di chi le indossa. Il nuno-feltro è per sua natura dinamico e, nel lavoro della Zwilling, si presta ad una corrispondenza con il concetto di ‘opera aperta’, intesa come opera

la cui identità estetica, formale o materiale non è definita una volta per tutte, ma soggiace a fattori di variabilità che la rendono, entro limiti più o meno ampi, sempre diversi. (Cit. Umberto Eco)

Ma aperta anche nella sua possibilità di essere interpretata in modi che variano a seconda della sensibilità e delle emozioni di chi la incontra.

Quella della Zwilling, non è una semplice linea di abbigliamento, rappresenta una vera e propria filosofia di vita che aggrega e connette formazione, creatività, filiere sostenibili, sensibilizzazione etica ed estetica, secondo un’idea che il tessere sia un gesto che interseca reti umane e sociali col prodotto finale, senza interruzioni, come azione responsabile e circolare, in tensione armoniosa e consapevole entro un flusso che sa di arte, antropologia, ecologia, in generale di cultura e bellezza.

Sul sito ivomilan.com è possibile scoprire la collezione privata Zwilling per l’autunno/inverno 2023-’24.

 

Agostina Zwilling è la fondatrice dell’Italian Felt Academy. La scuola si trova a Verona. Per ulteriori informazioni e contatti, è possibile visitare il sito italianfeltacademy.it

 

Di seguito, un’immersione fotografica nei processi sperimentali che caratterizzano il lavoro della designer (il materiale è fornito dalla stessa Zwilling e i diritti sono riservati)


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Il primo cambio di temperature permette finalmente di sperimentare la stagione autunnale anche al di fuori della dimensione ‘catalogo’ online e degli spazi quotidiani del negozio.

Ora è possibile collocare i capi entro i colori e le atmosfere del periodo, immaginandoli nelle loro potenziali e trasversali ricombinazioni. La nostra tutor Sari, in una giornata novembrina, ci conduce quindi in appassionati mix and match dove si potranno scoprire, da inedite prospettive, diversi capi dell’assortimento stagionale…


Il fantastico cachemire italiano di F-Cashmere – ovvero Fissore, storico marchio del filato più nobile – con diversi blocchi cromatici e dalla mano sorprendentemente morbida, accompagna un’ampia, rustica gonna in donegal inglese di Ricorrrobenew-entry anglo-nipponica. Chiudono l’ensemble: un cappello in maglia operata di acrilico, nylon e mohair di Chisaki – direttamente dal Giappone – e una delle borse in pelle naplakdell’allegra Maison altoatesina, Zilla.

 

E ancora, l’interpretazione alla Noir – Kei Ninomiya, della più classica maglia pesante invernale a trecce e lavorazioni lapponi in un pezzo di più femminile portabilità, grazie ad un ampio sviluppo delle maniche, di un complesso collo alto doppiato e di proporzioni ideali per gonne voluminose, come quella in tartan di cotone cerato proposta sempre da Ricorrrobe. Un cappello da freddi polari, tutto modellabile e la rivisitazione della tipica giacca storica da aviatore, strizzata e ripresa con ardite cuciture sartoriali, di Junya Watanabe, celebrano un prossimo inverno di internazionali possibilità ed evocazioni.

 

Per chiudere questo nostro appuntamento, un mix and match che rimescola un pezzo unico della designer del nuno-feltro di Emanuela Rovida, in biologica lana merinos e seta, lavorate e fuse con abilità pittoriche dalle colorazioni naturali di arbusti e piante territoriali, completamente reversibile e indossabile davanti e dietro, senza cuciture, adagiata su una gonna di Marc Le Bihan, dal tessuto ricercato di garza e lana cotta, lavorati insieme a bolle tridimensionali. A coprire l’eccezionalità dei capi, un cappotto dal sapore quotidiano, confortevole, di Forme d’Expression, in una maglia melange dal blu vivace e intenso, riverberato dall’abbacinante scintillio di una cartella in pelle metallizzata.

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Daniela Gregis FW 2021-2022

”Ma è tutto finito a mano!”

Esordisce con ammirato stupore una delle più capaci sarte cittadine, carezzando con sapiente attenzione l’interminabile ampiezza di un orlo da accorciare, punto terminale di un cappotto dal cachemire di una tale morbidezza al tatto, da rapire completamente la sua esperta sensibilità.

Laconicamente, con un certo orgoglio (Marta è ormai abituata alle nostre ‘cose mai viste’), le rispondo: ”Eh sì, è un capo di Daniela Gregis, lei lavora solo così!”

In effetti, penso, non sono state molte le occasioni in cui un capo della designer di Bergamo è arrivato in sartoria. Talmente confortevoli le vestibilità e proporzioni, da non richiedere mai adattamenti e, piuttosto di rinunciare anche ad un solo cm. dei suoi preziosissimi tessuti, si tende a sfruttare la funzionalità delle asole laterali per infilare un lembo e sistemare la lunghezza con improvvisata creatività.

Ma quel cappotto, in una tonalità ghiaccio melange, non poteva rovinarsi calpestato su e giù per i ponti veneziani, nelle corse mattutine, buttato in spalla nella routine lavorativa della sua fortunata fruitrice.

Perché i capi di Daniela Gregis hanno questo magnifico pregio: di farsi portare, anche nella loro preziosa composizione, dentro la vita di ogni giorno. Persino nella fretta o disattenzione più radicali, non generano imbarazzo, perché dritto e rovescio sono interscambiabili, così come il davanti e il retro o, nel caso dei capi-spalla, il sopra con il sotto. Non solo grazie ad una costruzione spesso concepita all’origine, con fantasie e tessuti che, doppiati e alternati, mutano aspetto a seconda di come li si metta, ma proprio per via di quelle finiture così attente e complete, da mantenersi in costante equilibrio ad ogni soluzione, anche la più distratta.

Daniela Gregis FW 2021-2022

Con un fare apparentemente giocoso, ben titolato nell’ultima collezione: ‘Tintinba‘ – suono onomatopeico, evocativo di strumenti fragili che, a contatto tra loro, si trasformano in melodie elementari e casuali – la dimensione ‘Gregis’ si dispiega in un’infinità di ipotesi e proposte cromatiche, tessili e formali, tutt’altro che abbozzate. Le armonie si compongono di un’intraducibile complicità tra ‘tema colore’ e la sua migliore traduzione materiale, che sia il velluto, il cachemire, la seta, il cotone, la garza, ecc. Ogni fibra viene investita di una responsabilità pittorica ed espressiva che si farà interprete di un sentimento stagionale dominante: il blu indefinito dei cieli invernali, i toni caldi dei castani di prepotenza, le note fredde di potenziali e auspicabili gelate stagionali.

Quel sapere si mostra nelle trame e negli orditi intrecciati di colori diversi, negli abbracci tra le indifferenti tensioni del velluto austero e le bonacce della garza di cachemire, nelle increspature dei tessuti lavati, dal pied-de-poule agli schemi tono su tono, alle impeccabili ed ampie volute melange, dalla seta arrabbiata, aggrappata in cuciture stondate alla lana più tesa.

Daniela Gregis FW 2021-2022

Daniela Gregis FW 2021-2022

Daniela Gregis FW 2021-2022

Daniela Gregis FW 2021-2022

Daniela Gregis FW 2021-2022

 

Daniela Gregis FW 2021-2022

Un’esposizione che esordisce un po’ per volta, perché il fare è lento e laborioso, e la stagione, come sappiamo, la più lunga…(molto deve ancora arrivare!)

Daniela Gregis Full Fashion Show FW 2021-2022

 

 

 

 

 

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Un made in Italy dai promettenti numi tutelari si cela dietro il giovane marchio Miaoran.

Di origini italo-cinesi, Miao, designer del brand, dopo una formazione in design e modellistica presso le più prestigiose scuole europee, inizia un’intensa collaborazione con Missoni.

Nel 2015 fonda a Milano un proprio studio e nel 2017, colpito dal tratto talentuoso del ragazzo, Giorgio Armani ne supporta la sfilata della primavera/estate all’interno del prestigioso Teatro Armani in zona Tortona.

Seppure mantenga ancora un certo eclettismo di stile, Miaoran mostra già delle costanti che ne identificano il modo di operare: una ricorrente presenza di volumi over, che offrono la possibilità di essere indossati senza distinzioni di genere ed età; una profonda conoscenza delle fibre e una loro equilibrata e ragionevole collocazione nella stagione di riferimento; un approccio giocoso alla composizione delle collezioni, rintracciabile nel ricorso ad una personale competenza grafica ed illustrativa, ben visibile nella scorsa primavera/estate, più sottile nelle composizioni cromatiche dell’autunno/inverno 2018-2019. Anche l’inserimento di pezzi unici e la ricerca di tessuti di suggestive evocazioni, possono considerarsi elementi caratteristici del giovane e curioso designer. Attento ai suggerimenti e alle narrazioni delle esperienze in negozio, Miao si rivela ogni volta un abile e promettente interprete di quelle contaminazioni tra oriente ed occidente che sempre più serpeggiano nei riservati ambienti della moda.

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Come sempre, un’occasione per apprezzarne la scoperta, è accompagnarvi nello show-room di Parigi insieme a noi…

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Find the Fall/Winter Collection of Miaoran

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Nel pieno della nuova stagione autunnale, abbiamo il piacere di tornare ad accompagnarvi nella scoperta delle collezioni che danno forma al nostro catalogo stagionale. Riprendendo dunque la buona prassi di presentare i nuovi arrivi, iniziamo con una new-entry, la designer italo-svizzera:

Elisa Wild

In assoluta anteprima mondiale, la sua opera è ospitata all’interno dei nostri due luoghi d’elezione: online e nel negozio di Padova. Prolifica non solo nella produzione tessile, Elisa Wild ci coinvolge anche in una dettagliata narrazione del proprio lavoro e del percorso che l’ha condotta a costruire abiti. Con le sue parole…

“L’inizio di questa avventura è, come spesso accade, una passione…La passione per i tessuti e per la possibilità di manipolarli, di plasmarli quasi fossero “materia bruta” da scolpire. La compatibilità tra materiale e procedimento è il presupposto essenziale del progetto, perché ogni tessuto risponde in modo diverso alla manipolazione.

Per tanti anni ho fatto un lavoro di ricerca, studio e sperimentazione continue per stimolare/ispirare gli uffici stile delle star del sistema moda con sofisticate lavorazioni del tessuto. Ma solo adesso con questi abiti sto realizzando il sogno che ha sempre accompagnato la mia attività professionale: gestire autonomamente l’intero percorso creativo, concettuale e tecnico che porta alla realizzazione del “prodotto”.

Il progetto diventa così un sistema in cui il tessuto selezionato, la sua specifica lavorazione e l’intera costruzione dell’oggetto-abito si fondono per restituirci effetti inediti in forma indossabile. Finalmente le “costruzioni tessili” per cui siamo conosciuti tra gli addetti ai lavori sono degli abiti, quegli abiti tanto immaginati. Quasi che i pensieri, le idee, le fantasie e gli schizzi contenute in miriadi di taccuini avessero trovato il momento e il modo per prendere forma. Credo che nel nostro laboratorio siano state studiate e sperimentate tutte le tecniche artigianali per ottenere effetti speciali su materiali tessili.

L’ABITO BOLLE deve la sua forma ad una grafica specifica molto irregolare disegnata a mano già tenendo conto del movimento che il tessuto subirà dopo che il percorso sarà stato ricalcato dalla elasticatura. E’ un lavoro tutto artigianale e per certi versi empirico…replicare in serie un procedimento di questo genere significa decidere di misurarsi con una certa complessità.

Forse chi vede l’abito finito fatica a comprendere come sia delicato l’equilibrio tra l’effetto della lavorazione e la forma dell’abito, un equilibrio dato da uno studio accurato delle grafiche, delle proporzioni e delle procedure. Si tratta di Alta Artigianalità.

Nell’ABITO ORIGAMI l’idea della lavorazione, o assemblaggio di fasce di tessuto a incastro tridimensionale, e il modello dell’abito sono state elaborate parallelamente con il risultato che il davanti dell’abito è un sistema modulare compatto in cui tutte le parti sono interconnesse. Infine la scelta del tessuto specifico tela di lana lino molto secca e leggera che può essere lavorata in doppio e prende bene la piega dei cosiddetti origami. La forza che ne risulta è intrinseca, contenuta in una forma semplice e la tempo stesso scultorea.

Nell’ABITO NODI è stato elaborato un modello speciale con una struttura che attraversa l’abito verticalmente, una specie di pettine i cui denti sono delle fascette di tessuto. Solo alla fine della confezione quando tutto è perfettamente rifinito si passa all’annodatura manuale di queste fascette e pian piano l’abito cambia prendendo la sua forma finale grazie ad una spina di nodi-fiocchi che raccoglie il tessuto ai lati”.

Un made in Italy colto, che sa misurarsi con le sfide più ardite della grande scuola giapponese, sapendo però difendere e definire una propria autenticità creativa.

 

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