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Siamo a Bergamo, ma il percorso inizia lontano, a Tokyo, città natale e di formazione. Risa si specializza alla prestigiosa Tama Art University in design tessile, un percorso che la conduce all’interno del Miyake Design Studio collaborando per la più artigianale delle linee, la Haat.

Il trasferimento quindi in Italia, come spesso accade per i talenti giapponesi, dove lavora fino a poter aprire la propria bottega sartoriale producendo solo capi su misura, nel centro storico di Bergamo. Infine, il grande salto, una piccola produzione destinata a poche e selezionate boutique al mondo e un brand che porta il suo nome: Risa Nakamura.

La designer importa nel proprio laboratorio la grande sapienza tessile giapponese e opera con livelli di artigianalità meticolosi, che vanno dalla ricerca cromatica con tinture vegetali alla lavorazione manuale dei bottoni in radica calabrese, recuperando gli avanzi di un legno tanto robusto da essere solitamente destinato alle pipe da fumo. Una sensibilità che rimette in circolo anche i materiali meno considerati per dettagli marginali, come possono essere i bottoni, talvolta nemmeno visibili perché nascosti da discrete pattine.


Il Giappone condiziona tutta l’atmosfera del lavoro di Risa. Se ne sente il respiro in ogni suo gesto: la selezione di fibre pure, come lo shetland di lana, protetto dalle sue ben note asperità con fodere in lino naturale; lo suede di cotone organico, un’alternativa alle felpe più domestiche; la leggerezza nitida sul colore del crêpe de chine di seta lavata. Il Giappone volteggia tra forme rigorose o morbide, ispirate agli indumenti da lavoro o ai corollari del kimono e in certi esercizi tipici dell’origami, in cui lo sviluppo della geometria parte da piccole connessioni ripetute, come nel caso della gonna a patchwork di cento pezzi che vanno a chiudere un cerchio perfetto.


Il mondo di Risa e del suo più fedele collaboratore, il marito Emiliano, è permeato di un’estetica lenta, paziente e sensibile, operosamente dedicata a generare un sorprendente equilibrio Zen: di semplicità, cura e laboriosa, coinvolgente, mitezza esistenziale.

Per scoprire la nuova collezione: ivomilan.com

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Il primo cambio di temperature permette finalmente di sperimentare la stagione autunnale anche al di fuori della dimensione ‘catalogo’ online e degli spazi quotidiani del negozio.

Ora è possibile collocare i capi entro i colori e le atmosfere del periodo, immaginandoli nelle loro potenziali e trasversali ricombinazioni. La nostra tutor Sari, in una giornata novembrina, ci conduce quindi in appassionati mix and match dove si potranno scoprire, da inedite prospettive, diversi capi dell’assortimento stagionale…


Il fantastico cachemire italiano di F-Cashmere – ovvero Fissore, storico marchio del filato più nobile – con diversi blocchi cromatici e dalla mano sorprendentemente morbida, accompagna un’ampia, rustica gonna in donegal inglese di Ricorrrobenew-entry anglo-nipponica. Chiudono l’ensemble: un cappello in maglia operata di acrilico, nylon e mohair di Chisaki – direttamente dal Giappone – e una delle borse in pelle naplakdell’allegra Maison altoatesina, Zilla.

 

E ancora, l’interpretazione alla Noir – Kei Ninomiya, della più classica maglia pesante invernale a trecce e lavorazioni lapponi in un pezzo di più femminile portabilità, grazie ad un ampio sviluppo delle maniche, di un complesso collo alto doppiato e di proporzioni ideali per gonne voluminose, come quella in tartan di cotone cerato proposta sempre da Ricorrrobe. Un cappello da freddi polari, tutto modellabile e la rivisitazione della tipica giacca storica da aviatore, strizzata e ripresa con ardite cuciture sartoriali, di Junya Watanabe, celebrano un prossimo inverno di internazionali possibilità ed evocazioni.

 

Per chiudere questo nostro appuntamento, un mix and match che rimescola un pezzo unico della designer del nuno-feltro di Emanuela Rovida, in biologica lana merinos e seta, lavorate e fuse con abilità pittoriche dalle colorazioni naturali di arbusti e piante territoriali, completamente reversibile e indossabile davanti e dietro, senza cuciture, adagiata su una gonna di Marc Le Bihan, dal tessuto ricercato di garza e lana cotta, lavorati insieme a bolle tridimensionali. A coprire l’eccezionalità dei capi, un cappotto dal sapore quotidiano, confortevole, di Forme d’Expression, in una maglia melange dal blu vivace e intenso, riverberato dall’abbacinante scintillio di una cartella in pelle metallizzata.

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