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   IVO MILAN – Radical Fashion Blog

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Quante volte in negozio un’avventrice occasionale e distratta ha esordito con questa esclamazione: ”ah, sì Issey Miyake, quello dei profumi!”

Un’espressione che, in tutta la sua ingenua purezza, rivelava l’eclatante distanza tra il nostro lavoro di promotori e divulgatori della cosiddetta scuola giapponese e il pubblico effettivamente raggiunto in città. Magari accadeva pure in simultanea con una delle tante vetrine focalizzate proprio su un capo avveniristico di Issey Miyake. Ogni volta, una sonora conferma del lungo cammino ancora da fare e la frustrazione cocente di essere incompresi. Senza voler innescare una competizione tra il mondo dei profumi e quello degli abiti, anche chi non sia del mestiere sa infatti quanto la sua storia appartenesse al secondo, con il profumo a tipico gadget degli stilisti più affermati.

Eppure non a Padova.

Portare Issey Miyake in città, 24 anni fa, quando il brand ancora non aveva una fama generalizzata (il profumo ancora non esisteva), non faceva status, ma circolava solo all’interno di evolute nicchie globali, significò un’importante accelerata verso la complessità ed un indiscutibile riconoscimento al negozio. Innanzitutto, per poterlo presentare, lo spazio doveva avere i ‘requisiti’ estetici compatibili con la severa filosofia della Maison, la cui preoccupazione del tempo, più che alle vendite e alla diffusione del marchio, era rivolta alla difesa del suo prestigio culturale. Lo staff dello show-room parigino, venne personalmente ad accertarsi e a dare quindi il via libera, nel 1998 che la collaborazione tra Ivo Milan e l’azienda potesse avere inizio.

E fu subito un grande amore e una lunga avventura, una sfida sul filo della tensione creativa più accesa, interrotta solo dalla chiusura del negozio nel 2020 (allora non potevamo immaginare di poter riaprire) e dall’inevitabile avanzata di altri competitor locali…

Inutile dilungarci nell’ennesima narrazione intorno all’opera di Issey Miyake, ne hanno scritto e ne stanno scrivendo penne ben più esperte di noi. Nel nostro piccolo, abbiamo avuto più occasioni per presentarlo nelle sue diverse linee (Pleats Please, BaoBao, Fête, A-Poc, 132. 5, Cauliflower) e quelle satellite del gruppo (Haat, A-net con Final Home, Plantation e Zucca). Avendo lavorato per tanto tempo con tutte, concentrati in particolare su quella che porta il suo nome, offrendola nelle sue espressioni più ardite, libere e gioiose, crediamo che porgere una testimonianza di questa propulsiva collaborazione sia il minimo che possiamo fare alle tante persone che, spontaneamente, in questi giorni, ci hanno contattato per ringraziare di avere avuto l’opportunità di essere così vicine al migliore Issey Miyake.

Una carrellata di foto delle nostre vetrine, video (sul nostro canale youtube ne troverete moltissimi), di questa lunga storia insieme, con tutta la gratitudine verso la poesia che ha portato al nostro lavoro…grazie!

 

 


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Daniela Gregis FW 2021-2022

”Ma è tutto finito a mano!”

Esordisce con ammirato stupore una delle più capaci sarte cittadine, carezzando con sapiente attenzione l’interminabile ampiezza di un orlo da accorciare, punto terminale di un cappotto dal cachemire di una tale morbidezza al tatto, da rapire completamente la sua esperta sensibilità.

Laconicamente, con un certo orgoglio (Marta è ormai abituata alle nostre ‘cose mai viste’), le rispondo: ”Eh sì, è un capo di Daniela Gregis, lei lavora solo così!”

In effetti, penso, non sono state molte le occasioni in cui un capo della designer di Bergamo è arrivato in sartoria. Talmente confortevoli le vestibilità e proporzioni, da non richiedere mai adattamenti e, piuttosto di rinunciare anche ad un solo cm. dei suoi preziosissimi tessuti, si tende a sfruttare la funzionalità delle asole laterali per infilare un lembo e sistemare la lunghezza con improvvisata creatività.

Ma quel cappotto, in una tonalità ghiaccio melange, non poteva rovinarsi calpestato su e giù per i ponti veneziani, nelle corse mattutine, buttato in spalla nella routine lavorativa della sua fortunata fruitrice.

Perché i capi di Daniela Gregis hanno questo magnifico pregio: di farsi portare, anche nella loro preziosa composizione, dentro la vita di ogni giorno. Persino nella fretta o disattenzione più radicali, non generano imbarazzo, perché dritto e rovescio sono interscambiabili, così come il davanti e il retro o, nel caso dei capi-spalla, il sopra con il sotto. Non solo grazie ad una costruzione spesso concepita all’origine, con fantasie e tessuti che, doppiati e alternati, mutano aspetto a seconda di come li si metta, ma proprio per via di quelle finiture così attente e complete, da mantenersi in costante equilibrio ad ogni soluzione, anche la più distratta.

Daniela Gregis FW 2021-2022

Con un fare apparentemente giocoso, ben titolato nell’ultima collezione: ‘Tintinba‘ – suono onomatopeico, evocativo di strumenti fragili che, a contatto tra loro, si trasformano in melodie elementari e casuali – la dimensione ‘Gregis’ si dispiega in un’infinità di ipotesi e proposte cromatiche, tessili e formali, tutt’altro che abbozzate. Le armonie si compongono di un’intraducibile complicità tra ‘tema colore’ e la sua migliore traduzione materiale, che sia il velluto, il cachemire, la seta, il cotone, la garza, ecc. Ogni fibra viene investita di una responsabilità pittorica ed espressiva che si farà interprete di un sentimento stagionale dominante: il blu indefinito dei cieli invernali, i toni caldi dei castani di prepotenza, le note fredde di potenziali e auspicabili gelate stagionali.

Quel sapere si mostra nelle trame e negli orditi intrecciati di colori diversi, negli abbracci tra le indifferenti tensioni del velluto austero e le bonacce della garza di cachemire, nelle increspature dei tessuti lavati, dal pied-de-poule agli schemi tono su tono, alle impeccabili ed ampie volute melange, dalla seta arrabbiata, aggrappata in cuciture stondate alla lana più tesa.

Daniela Gregis FW 2021-2022

Daniela Gregis FW 2021-2022

Daniela Gregis FW 2021-2022

Daniela Gregis FW 2021-2022

Daniela Gregis FW 2021-2022

 

Daniela Gregis FW 2021-2022

Un’esposizione che esordisce un po’ per volta, perché il fare è lento e laborioso, e la stagione, come sappiamo, la più lunga…(molto deve ancora arrivare!)

Daniela Gregis Full Fashion Show FW 2021-2022

 

 

 

 

 

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Boboutic nasce nell’anno 2000, dall’affiatata collaborazione tra il designer Michel Bergamo e l’architetto e fotografa Cristina Zamagni, oggi entrambi docenti di Fashion Design all’università IUAV di Venezia.

Dalla sede di Firenze l’azienda sviluppa, a partire da un’idea del filato inteso come linea infinita da rispettare nella sua estensione, una maglieria che escluda il più possibile l’uso di forbici nella sua realizzazione.

Inserita in questa cornice ideale, la maglia diviene una superficie con caratteristiche analoghe a quelle del tessuto, più uno spazio piano che tridimensionale, su cui l’ingegno dei due designer si cimenta in innumerevoli sperimentazioni e tecniche creative. Dall’invenzione dei macchinari, alla produzione del tessuto, tutto viene studiato e realizzato all’interno della Maison, partendo dalle matasse di:

-lana,

-yak,

-mohair,

-poliammide, ecc.

intrecciati con gli effetti desiderati a seconda del progetto dispiegato sulla stagione di riferimento.

Dallo spinato, al tweed, al gessato, dei capi spalla doppiati per aumentarne le proprietà termiche, alla rafia in lurex, materiale pensato per il viaggio, leggerissimo e di forte impatto scenografico, sempre e comunque di maglieria si tratta. Linee che prendono spunto dalla quotidianità più internazionale, di discreto impatto visivo, perché ogni capo è concepito, nella sua eccezionalità, in un’ottica duratura, che non stanchi, che entri con equilibrio ed estrema soddisfazione nella vita di ogni giorno.

 

L’interesse di Michel e Cristina verso altre discipline artistiche ha visto Boboutic, nel corso degli anni, in connessione con importanti collaborazioni, tra cui:

-Fanny & Alexander,

-Kinkaleri,

-Marco Mazzoni,

-Jacopo Miliani,

-Davide Savorani e Zapruder filmmakersgroup, ecc.,

coinvolti, di volta in volta, nella realizzazione di opere testimonial della filosofia di ogni collezione.

 

Ormai presente nelle più prestigiose boutique al mondo, il made in Italy siglato Boboutic manca solo di un’attesa pubblicazione, capace di divulgare i saperi e le esperienze maturate in anni di intensissime sperimentazioni, rendendo così consapevole un pubblico altrimenti ignaro della complessità costruttiva che si cela dietro ogni capo.

 

Scopri la nostra selezione all’interno dello show-room di Boboutic

 

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Nel varcare la soglia del 25 di rue Henry Monnier, tra Pigalle e Mont-Martre, un tappeto di sassi neri sonanti segna il repentino passaggio ad un’altra dimensione.

Non più la Parigi del Marais e della Fashion Week, non più le corse nel metro, non più l’inedita modernità dei monopattini elettrici, bensì una rilassata, quanto travolgente, suggestione bohemien prende il sopravvento nella boutique/show-room di Marc Le Bihan e Jean François Mimilla.

Gli arredi, i tavoli carichi di bijoux, anelli, collane, le luci, complici di faticosi giochi d’ombre che amplificano l’estesissimo assortimento della collezione, esposta in ordine di colore, tessuto, forma. Tutto si mescola con i capi dell’archivio storico di Marc Le Bihan, designer legatissimo al proprio percorso creativo rimasto coerente nel tempo.

Il suo lavoro si svolge in costante continuità con le performance degli esordi, ancora negli anni Novanta, affascinato dal linguaggio dei grandi giapponesi e del primo Margiela. Occorre molta attenzione per distinguere le novità all’interno della fitta presentazione, il catalogo rimane continuativo, si espande di stagione in stagione e ogni ordine può richiedere di attingere a pezzi dello storico.

La poetica languida di silhouette che rimarcano e portano in primo piano spalle e fianchi, insieme al tulle ricorrente, magnifico omaggio alle sensuali ballerine di Degas, si mescola nel suo contrario e diviene aspra, nelle finiture a taglio vivo, nella presenza del nero, smontato e rimontato su tessuti dal carattere più deciso, accentuato dai lavaggi che stropicciano la compostezza iniziale. La ricerca è concentrata su evocazioni culturali di inizio novecento, dalle forme a tait, ai tessuti anticati dello jacquard, alle lunghezze e drappeggi volutamente eccessivi. Tutto concorre a delineare una femminilità al confine tra due anime, una elegante, da haute couture, e una trasandata al limite della decadenza.

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È malinconico il mondo di Marc Le Bihan, rianima memorie represse dalla velocità dei tempi e dall’isolamento tecnologico, facendo riaffiorare l’intensità di un’epoca ancora densa di relazioni e appassionate conversazioni, accompagnate da del buon vino e joie de vivre!

 

E se volete immergervi nelle atmosfere dello show-room di Parigi, come di consueto, le nostre riprese…

 

Scopri la nostra collezione online

 

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Un nuovo approfondimento intorno alla linea della Maison Issey Miyake che, prima tra tutte, lancia l’esordio della nuova stagione invernale, la Issey Miyake Resort. Presentata durante la Paris Fashion Week per l’estate 2019, dunque con un anno abbondante di anticipo rispetto alla sua uscita nei negozi, la collezione offre sempre pochi, quanto straordinari, esempi dell’arte tessile e formale del Miyake Design Studio. Dallo steam stretch alle texture tono su tono, la fibra di poliestere rivela tutto il suo potenziale artistico e funzionale.

Le spire di abiti, maglie e giacche assumono direzioni poetiche, diagonali intersecano motivi circolari e ondulatori, fuoriescono dalla consueta bidimensionalità dei tessuti e inseguono, rafforzandosi vicendevolmente, le innumerevoli componenti cromatiche. L’abilità di manipolare tante tecniche compositive, senza mai degenerare in derive decorative, rivela un’esuberanza creativa inesauribile insieme ad una rarissima comprensione delle esigenze più stringenti dell’abito speciale: non opprimere!

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L’eccezionalità di questi capi sta nel presentarsi come opere di grande slancio scenografico, ma, allo stesso tempo, di incredibile leggerezza ed elasticità. Indossandoli, la loro carica estetica – capace di stravolgere la propria percezione di sé – non affligge il movimento, limitandolo dentro una struttura coercitiva, come accade spesso con gli abiti da grandi occasioni, al contrario, elargisce una libertà senza precedenti, generando una percezione di agio e naturalezza immediati.

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Anche in espressioni meno sceniche, l’attenzione è sempre volta a scansare ovvietà, costrizioni, sia di movimento che di manutenzione (praticamente tutto si lava in lavatrice), ma più di ogni cosa e più di ogni altra azienda, la sfida della Maison Miyake sta nella sollecitazione costante del più appagante dei sentimenti: la gioia.

La gioia di vedersi rinnovate da un cambio d’abito, illuminate da colori sapientemente dosati e silhouette strategiche, capaci di valorizzare i  punti di forza e camuffare quelli deboli, la gioia di vedersi, improvvisamente e radicalmente, protagoniste di una contemporaneità apolide ed internazionale.

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Come sempre, un’occasione per apprezzarne la scoperta, è accompagnarvi nello show-room di Parigi insieme a noi…

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